Reduci da un'altra estate di diete
dello zenzero e del pinguino, del melone e dell'idraulico, nel mese
del ritorno alla serietà, dei banchi e dei libri di scuola proviamo
a fare quello che di fronte al cibo non si fa mai, o non si fa con le
adeguate conoscenze: riflettere. Perché anche a tavola è il
cervello che comanda, l'ipotalamo in particolare. E fa sì che lo
stesso alimento, mangiato da due persone in identica quantità,
produca due effetti nutrizionali differenti. Ecco perché soprattutto
chi corre o comunque, più in generale, fa sport non può
accontentarsi della contabilità delle calorie, che come ogni
matematica è uguale per tutti: tot spese, tot ricavi, dare e avere,
entrate e uscite.
Occorre andare oltre e "Oltre -
L'alimentazione dello sportivo" è il titolo e al tempo stesso
l'obiettivo del testo che Luca Speciani , questa volta in
collaborazione con Lyda Bottino , farmacista nutrizionista che si
occupa di intolleranze alimentari, ha realizzato per le Edizioni
Correre sviluppando l'impostazione delle pagine dedicate alla
nutrizione, che cura sulla nostra testata.
"Oltre" perché?
La cosiddetta Dieta Gift (Gradualità,
Individualità, Flessibilità, Tono) , di cui sia Lyda Bottino sia io
seguiamo le regole, ha completamente rinnovato l'approccio
dietologico rivolto al dimagrimento, perché ha spostato l'interesse
dalle calorie ai segnali metabolici, con risultati molto
interessanti. Le basi della dieta Gift sono rigorosamente
scientifiche e nascono dai lavori di ricercatori diversi e
indipendenti. che negli ultimi 15 anni hanno documentato il fatto che
eventi come il calo o l'aumento di massa grassa, di massa muscolare o
di acqua di ritenzione, non siano determinati dalla maggiore o minore
assunzione di calorie, proteine o liquidi, ma dalla fine regolazione
ipotalamica (ovvero cerebrale) delle risposte organiche agli stimoli
interni o esterni che il cervello riceve. La comprensione di questo
fatto ha costretto tutti a riconsiderare le basi stesse della scienza
della nutrizione, costringendo ogni professionista a rivedere
convinzioni talvolta superate, che andavano riviste secondo le nuove
logiche. Purtroppo sono ancora in tanti, in troppi, a considerare
valida l'obsoleta impostazione "calorica".
La nuova impostazione è utile anche
a chi fa sport?
L'alimentazione dello sportivo non
poteva non essere toccata da questa rivoluzione, ma affinché questo
accadesse occorreva la duplice competenza sia di tipo nutrizionale
sia sportivo. Era poi necessario poter testare queste nuove idee e
regole su atleti professionisti. Occasione che abbiamo avuto, in
aggiunta ai tanti praticanti amatoriali di ogni settore che seguiamo
privatamente nei nostri studi, grazie al mio incarico ufficiale di
responsabile medico nutrizionale delle squadre nazionali italiane di
ultramaratona (a cui ha fatto seguito quello di Lyda Bottino come
collaboratrice) assunto più di due anni fa. Ѐ' chiaro ed evidente
che una rivoluzione di tale portata non poteva limitarsi al campo dei
sedentari che dovevano dimagrire, asciugarsi o muscolare. Era
necessario trasportare la novità nella dimensione dinamica, a volte
al limite dello stress fisico, dello sportivo d'eccellenza,
rivedendo in quella luce molti dei concetti oggi considerati validi.
Noi abbiamo provato a farlo: ecco perché "oltre".
L'alimentazione di tutti gli
sportivi o solo dei praticanti le discipline di endurance?
Abbiamo voluto dedicare il lavoro a
tutti i tipi di sport. Su maratona e ultramaratona avevo già scritto
dei volumi, in cui si parlava anche di alimentazione. Ho esperienza
diretta di triathlon e di ogni tipo di corsa (pista, trail, strada,
su prove di 42,195 km e anche oltre) mentre Lyda Bottino viene dal
nuoto agonistico ed è ciclista e maratoneta per diletto. Ma i
concetti espressi valgono anche per ogni
sport di squadra (calcio, basket) e per quelli individuali senza
componente di endurance (scherma, pugilato, canottaggio ecc.), perché
l'alimentazione in gara e fuori gara può influenzare anche la
capacità di concentrazione e coordinamento, la "cattiveria"
durante la prestazione, la possibilità di reggere carichi di
allenamento elevati. Ma per lavorare su questi aspetti occorre
davvero conoscere bene i nuovi lavori pubblicati sulle interrelazioni
tra cibo e ipotalamo. E noi abbiamo cercato di spiegarli.
Con quale linguaggio?
Il destinatario principale, come detto
prima, è lo sportivo praticante di ogni livello.
Ci siamo posti il problema di come
spiegare in modo semplice concetti spesso nuovi e talvolta ostici
senza mai rinunciare al rigore scientifico. La soluzione da noi
adottata è stata quella di mantenere un linguaggio accessibile a
tutti, utilizzando esempi concreti tratti da storie di nostri
pazienti, che potessero favorire una più efficace presa di
confidenza con l'argomento offrendo il conforto dell'aspetto
pratico.
Per i tecnici e i professionisti
abbiamo previsto un'ampia bibliografia commentata, dei veri e propri
link di approfondimento.
Lo stesso spirito anima i contributi
degli altri autori intervenuti: Attilio Speciani ha curato la parte
relativa alle allergie alimentari dello sportivo, Lyda Bottino ha
redatto praticamente da sola il capitolo dedicato alle problematiche
alimentari nello sport femminile, ma qua e là nel testo abbiamo
anche sfruttato idee e contributi di altri collaboratori già noti ai
lettori di Correre, come Attilia Giuliani, Gabriele Piuri e
Pietro Trabucchi.
Per questo il volume è di grande
utilità anche per chi si occupa di nutrizione sportiva sia come
medico o nutrizionista, sia come allenatore, perché consente di
capire quali siano le reali interazioni tra cibo e sport praticato.
Che si tratti di atleti, allenatori
o nutrizionisti, quando si parla di barrette, aminoacidi o gel, le
opinioni divergono. C'è chi li sostiene e chi li avversa. La
vostra posizione appare nel testo?
L'alimentazione in gara, qualunque
gara, richiede un approccio un po' più scientifico e un po' meno
approssimativo di quanto visto sul campo in questi anni. Le
informazioni per fare le scelte giuste sono disponibili in
letteratura, ma devono essere integrate con le nuove conoscenze
acquisite. Occorre chiedersi innanzitutto quali siano i carburanti
richiesti dall'organismo, quali siano assimilabili dall'organismo
stesso sotto sforzo (pochissimi), quali veicoli siano i più idonei a
tale scopo. Solo sulla base di queste informazioni possiamo stabilire
quantità e modalità di integrazione efficaci.
Sulla base di queste domande e di
questi ragionamenti abbiamo elaborato la nostra posizione che non
solo appare, ma sta alla base di questo testo.
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