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Abbiamo davvero di che andare fieri di questa nazionale, ben diversa da quella più retribuita e famosa che in altri sport da anni non ci regala alcuna soddisfazione. Questi ragazzi li conosciamo uno ad uno, e ne apprezziamo il coraggio e la determinazione nell'allenarsi con regolarità negli spazi rubati al lavoro e alla famiglia. E sappiamo bene quale sia la fatica a cui vanno incontro nel correre 70 km di gara non sul piatto asfalto (impresa che già sarebbe dura) ma sui terreni sterrati in mezzo alle montagne, e talvolta alle rocce, con dislivelli spesso consistenti.
Sabato 9 Luglio 2011, a Connemara, in Irlanda, i nostri eroi hanno disputato il campionato mondiale ed europeo di ultratrail (la terza specialità dopo 100 km e 24 ore, quella "fuoristrada"), classificandosi ai primi posti come piazzamenti individuali, sia nella gara femminile che in quella maschile, ottenendo così - pur mancando l'oro individuale - al secondo posto di squadra per entrambi i sessi. Avendo davanti a noi la Francia sia tra le donne che tra gli uomini, il secondo posto mondiale non ci vale il primo posto europeo. Ma dietro Francia e Italia, signori, c'è il mondo intero.
Vediamo allora più da vicino gli eroi che hanno consentito questo immenso traguardo. Incominciamo con le donne, per cavalleria. Cecilia Mora (già campionessa mondiale 2009, ritratta nella foto, di cui ringraziamo Maurizio Crispi) ha condotto coraggiosamente la gara per quasi 50 km. Poi ha dovuto soccombere alla sua concorrente francese che le è arrivata davanti di pochi minuti. Dietro di lei, tuttavia, si sono difese con grande coraggio Cinzia Bertasa (quinta) e Katia Fori (settima) che hanno consentito - nel complesso - il raggiungimento del traguardo di squadra. Avere conosciuto personalmente queste splendide ragazze - che devono moltiplicarsi tra figli, famiglia, lavoro - è per me motivo di orgoglio.
Negli uomini è mancato l'acuto, ma la squadra questa volta ha retto stupendamente, nonostante il rovinoso "affondamento" dell'amico Lorenzo Trincheri, costretto al ritiro in ottima posizione dopo essere finito in un fosso pieno di acqua, che era piovuta copiosa nei giorni precedenti rendendo il tracciato in più punti scivoloso e pericoloso. Quinto posto assoluto per Silvano Fedel, che in diversi momenti della gara ha accarezzato anche sogni più ambiziosi. A completare la classifica sono arrivati rispettivamente nono e undicesimo Giuliano Cavallo e Francesco Caroni, che hanno lottato fino in fondo per tenere la posizione, in una gara durissima (Marco Zanchi. poco più indietro, si è classificato tredicesimo). E quando tutto il mondo compete, piazzare tre atleti nei primi dieci-undici del pianeta sia tra gli uomini che tra le donne, è veramente motivo di grande soddisfazione sia per la Iuta (l'associazione delle ultramaratone) che per i responsabili dei raduni, che infine per tutto lo staff costituito da medici, nutrizionisti, psicologi, massaggiatori, e dagli sponsor tecnici Driatec, Cellfood, Tecnica, Cep, No Limits e Ande, che hanno reso possibile questo risultato.
Al raduno pre-mondiale di Brusson, in cui ho rilevato con la bioimpedenziometria tricompartimentale lo stato di forma degli atleti, e in cui Lyda Bottino ha testato eventuali allergie alimentari, sono state date precise indicazioni sia per la correzione dei maggiori errori nutrizionali nel quotidiano, sia per l'alimentazione in gara, dove l'utilizzo di soluzioni glucosate è ormai diventato regola. Senza il valore individuale dei singoli atleti non saremmo arrivati da nessuna parte, è ovvio. Ma un pezzettino di questa vittoria deve anche essere posto nelle mani di tutto lo staff che ha partecipato ai raduni e ha contribuito a tenere unita la squadra. Al raduno in Val d'Aosta, con Pietro Trabucchi, ho avuto l'onore e il piacere di allenarmi con tutti loro a 3000 metri di altezza, condividendo paure e fatica, e ho potuto constatare come lo spirito di squadra fosse più forte di qualunque divisione o gelosia individuale. Questo trionfo di squadra lo sta a dimostrare.
Quando la squadra nazionale della 24 ore ottenne un simile risultato, abbastanza inaspettato, titolammo "Se il Siena vincesse la Champions League..". Qui forse si parla già di una Fiorentina o di un'Udinese, ma il risultato - credetemi, con tutto il mondo dietro, e con altre nazionali che possono contare su notevoli somme di danaro dalle loro federazioni e su strutture mediche di alto costo (ma forse non di alto livello) - è veramente uno di quelli di cui andare fieri e di cui raccontare per qualche anno ancora. Sperando che non salti fuori qualche disfattista a dire che "eravamo i favoriti"..
Chi conosce questi ragazzi sa che i trailer sono particolari. Duri e puri. Il rapporto con loro non è sempre facile né lineare. Ma quando si rompe quella piccola parete divisoria e si incomincia a lavorare in fiducia, sono le persone più fantastiche che possano esistere. Che avrebbero veramente tanto da insegnare a chiunque faccia sport, agonistico o meno. E da cui impariamo ogni giorno a piene mani ad apprezzare quelle qualità - sacrificio, determinazione, spirito di squadra, capacità di ribellione "costruttiva" - che ahimé tanto latitano nelo sport degli ultimi anni.
Un grande, umile applauso accompagni il meritato successo di questi ragazzi!
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Commenti
Grazie ragazzi e ragazze; essere arrivati al podio a squadre è segno della vostra eccezionale impresa.
Sempre così, il mondo dell'estremo vi guarda sempre con grande ammirazione!
L'argento conquistato, tra tutte le concorrenti del mondo significa.......che l'Italia diventa grande! grande !nazione!
Grazie!
Grandi ragazzi!!!!